
Quanto sei disposto a fuggire lontano per dimenticare il passato?
Quanto il tuo passato è pronto a lasciarti andare?
Silvia Avallone, dopo le sue lezioni all’interno di un carcere minorile, decide di mettere nero su bianco ciò che ha sentito, visto e assorbito di quel vissuto.
Ne ha creato una storia potente. Cruda. Scomoda.
Una storia che parla di responsabilità, perdono e futuro, un libro che non assolve ma prova a andare oltre la superficie.
Perché c’è una domanda che attraversa tutto questo romanzo: si può davvero cambiare? ci si può davvero perdonare nel profondo e andare avanti?
I nostri due protagonisti, Bruno e Emilia hanno vissuto il male fin dentro le ossa, fino a rompersi irreparabilmente.
Bruno rimane orfano da piccolo e dall’età di 18 anni vive da solo, prima a Torino come studente universitario, poi come insegnante in una scuola elementare di un paesino sperduto tra gli appennini. Come penitenza per essere sopravvissuto ad una strage immane, decide di isolarsi dal mondo il più possibile, respingendo qualsiasi emozione positiva. Perché Bruno questa vita, quest’aria, questo tempo che scorre non lo merita.
Emilia è una giovane donna che ritrova la libertà dopo anni di carcere, ma questa nuova vita Emilia sente di non meritarsela e soprattutto non è pronta ad affrontare il mondo, che non ha ancora dimenticato il suo nome e la sua faccia.
I due si incontrano a Sassaia, in questo borgo di 3 anime, che d’inverno diventa irraggiungibile e per Emilia e Bruno è il paradiso.
La tristezza e il buio che si portano appresso li attirano l’un l’altro come calamite, ma se per Emilia, il passato di Bruno non è un punto di interesse, Per Bruno ciò che scopre sulla vita precedente di Emilia è un pugno in faccia talmente potente che lo porta a allontanarsi e allontanarla.
Questa storia ci porta a domandarci se davvero la nostra società sia pronta a abbracciare il fatto che il carcere debba essere una rieducazione e non una punizione. Ci porta a chiederci se e quanto siamo disposti a mandare giù per amore, quanta forza abbiamo di andare avanti nonostante il passato proprio e altrui.
Silvia Avallone costruisce questo romanzo come un viaggio interiore tra ombre e luce. Non è una storia consolatoria, ma profondamente umana, dove fatichiamo a decidere da che parte stare. Ci ritroviamo a capire che il male non si cancella con un colpo di spugna, con una nuova identità, eppure la possibilità di una rinascita anche minima, emerge tra le crepe dell’animo.
La narrazione è un continuo su e giù di tensione emotiva e riflessione psicologica: il passato di Emilia, il rapporto con Bruno e il piccolo borgo diventano specchi in cui ciascun lettore può ritrovare le proprie paure, i sensi di colpa e la forza di affrontarli per sperare in un cambiamento
A chi lo consiglio?
Se amate i romanzi che vi fanno riflettere anche dopo averli chiusi, quelli che esplorano le fragilità e la forza umana e che non si accontentano di dare risposte semplici, questa storia deve stare nella vostra libreria.
Non è una storia leggera, chiede di guardare dentro il buio per poi scoprire che proprio li si nasconde la luce più vera. Cuore Nero è una storia che resta con te, che ti sfida, ti scuote e allo stesso tempo ti accompagna nel comprendere il perdono per te stesso e per gli altri.
E’ un romanzo che parla di dolore e guarigione con voce sincera e potente e ti lascia, poi, con un’intensità difficile da dimenticare.
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