
Perché noi amanti dei libri abbiamo la costante ossessione di circondarci di nuovi volumi, ultime uscite, ristampe limited edition?
Perché ci ritroviamo ad avere scaffali pieni zeppi di storie, manco fossimo la National Library, per poi scoprire di aver letto meno della metà di quelle pagine?
È forse colpa dei social che ci bombardano a destra e sinistra?
Si tratta dell’ansia di non far parte del club dei super lettori?
È una questione di apparenza a discapito della passione vera per la lettura?
Vi faccio una domanda: contando i libri che avete nella vostra libreria, quanti effettivamente sono stati letti e quanti invece sono su quegli scaffali da tempi biblici senza mai essere stati aperti?
La stessa domanda la pongo a me stessa. E così rispondo: non posso dire di far parte del club del tsundoku — termine giapponese che indica la tendenza ad acquistare libri, accumularli e lasciarli non letti — ma quando entro in una libreria difficilmente esco a mani vuote… anche se so benissimo che a casa ho già qualche storia che mi sta aspettando.
Negli ultimi anni, sarà il poco tempo a disposizione, sarà la mancanza di pecunia, ma devo dire che sto evitando la “lista della vergogna” e sto cercando di leggere ciò che già ho in casa. Anche perché se acquisto un libro, di solito, è perché quella storia mi interessa, mi incuriosisce.
Con questo non voglio dire né che tutto ciò che acquisto e leggo mi piaccia sempre, né che tutti i libri che ho a casa siano stati letti.
Per alcuni forse non è ancora arrivato il momento e il mood giusto. Ma arriverà, ne sono sicura.
Perché ogni storia scritta ha diritto di essere letta, vissuta e condivisa.
Alcune ci piaceranno più di altre.
Alcune le divoreremo in poche ore.
Altre avranno bisogno di essere masticate lentamente.
Altre ancora ci abbandoneranno a metà percorso.
Ma tutte, prima o poi, ci lasceranno un segno addosso.
