Milano tra le pagine: La fabbrica delle tuse e Un milione di scale di Giacinta Cavagna di Gualdana


Oggi mi sono svegliata con un pensiero, ed eccomi qui a digitare come un’ossessa.

In queste settimane Milano, la mia città, è sotto i riflettori di tutto il mondo come teatro delle Olimpiadi Invernali 2026. Le cosiddette prime Olimpiadi diffuse, che si snodano tra Milano, Cortina, Livigno, Predazzo, Bormio, Tesero e Anterselva.

Di libri ambientati nella capitale meneghina ce ne sono a bizzeffe, per tutti i gusti letterari: dalle storie d’amore tra le case di ringhiera, ai noir della Milano da Bere degli anni 70. E potremmo procedere all’infinito.

Ma ultimamente mi è capitato di fare la conoscienza di una scrittrice che questa città la vive, la ama, la fa conoscere sotto molti aspetti.

Sto parlando di Giacinta Cavagna di Gualdana. Storica dell’arte, docente presso l’Università degli Studi di Milano. Milanese di nascita e da sempre affascinata dalla storia di questa città, per la quale organizza anche visite guidate attraverso itinerari inconsueti. 

Nel 2023 Giacinta esordisce nel mondo della narrativa con La Fabbrica delle Tuse, edito Piemme e alla fine dello scorso anno esce per Neri Pozza Un Milione di Scale: Le Ragazze della Rinascente.

Entrambi i libri mi sono stati regalati da un’amica, che non ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto scoprire questa scrittrice e le sue storie. Storie che, alla fine, sono un po’ quelle di tutti i milanesi, anche quelli come me che abitano fuori dalla circonvalla :).

Ma perché vi parlo proprio di questi libri?

Perché Milano ormai la conosciamo come una metropoli pulsante e cosmopolita, come la città della moda, della finanza, della vita frenetica. La città delle mille possibilità.

Ma spesso ci dimentichiamo che le radici da cui è nata questa grande città, sono famiglie e aziende nate dal nulla, da un piccolo sogno.

Quante volte avete assaporato un cioccolatino Zaini?

Quante volte avete varcato le porte di vetro della Rinascente o siete rimasti imbambolati davanti alle sue vetrine?

Ecco, Giacinta Cavagna di Gualdana ci racconta proprio la nascita e la resilienza di questi due colossi meneghini, ma soprattutto il cuore e il coraggio delle persone che hanno posato le prime pietre.

La Fabbrica delle Tuse narra la nascita e la rinascita della fabbrica Zaini, focalizzandosi particolarmente, come suggerisce il titolo, sulle figure femminili della famiglia e sulle giovani operaie.

La narrazione segue il percorso di crescita dell’azienda, tra sfide economiche, guerra e trasformazioni sociali, mettendo in risalto l’impegno quotidiano di quelle “tuse”, che insieme a Olga Torri, moglie di Luigi Zaini, si rimboccano le maniche senza paura di sporcarsi, creando un legame molto profondo tra lavoro e vita privata.

In Un Milione di Scale: Le Ragazze della Rinascente ci concentriamo su un’altra istituzione meneghina: La Rinascente, il grande magazzino che ancora oggi è icona dello shopping e della moda italiana.

Qui seguiamo tre generazioni di donne, tutte in qualche modo legate a questo luogo: Bice, che da bambina, affascinata da quel mondo fatto di scampoli e profumi, decide che ne farà parte; Eleonora, sua figlia che cresce all’interno del grande magazzino, con la quotidianità viene scandita dal rumore delle macchine da cucire; e Cristina, figlia di Eleonora che vivrà l’era più moderna della Rinascente.

Attraverso queste tre figure, Giacinta racconta le grandi trasformazioni storiche italiane, ma anche le sfide imprenditoriali e sociali legate alla nascita e allo sviluppo delle grandi vetrine che si affacciano sul Duomo.

Perché mi sono piaciuti così tanto questi romanzi?

Perché in entrambe le storie l’autrice mette al centro le figure femminili e il loro valore aggiunto nelle due imprese. Sono loro che si danno anima e corpo per l’azienda che ha dato loro una speranza di futuro. Non c’è bombardamento o flessione economica che tenga: rimangono in prima linea, compatte, coraggiose e fedeli.

E poi c’è Milano.

In questi due romanzi non fa solo da sfondo. Io ho calpestato i ciottoli, ho sentito il freddo e il profumo delle botteghe. La narrazione fonde perfettamente fatti storici e trame personali, dando voce a Milano e ai suoi cittadini comuni.

E mentre il mondo guarda Milano per le Olimpiadi, io ho imparato a guardarla attraverso queste pagine: non come una città che corre, ma come una città che è stata costruita, pietra dopo pietra, dalle mani silenziose di chi ha creduto in un sogno.


Lascia un commento