Mattia Insolia: quando la vita arriva senza chiedere permesso


Quando mi sono approcciata a La vita giovane, non so bene perché, mi aspettavo un romanzo sull’allontanamento di un gruppo di amici.
Immaginavo un incidente traumatico, un segreto enorme da custodire per evitare guai, qualcosa di così devastante da spezzare tutto.

Il “fattaccio” c’è, certo.
Ma a destabilizzare il futuro di questi giovani, ad allontanarli l’uno dall’altro, sono state molte cose.
O forse una soltanto: la vita. Quella che arriva senza chiedere permesso, che se ne frega dei sogni che hai fatto e si prende spazio e tempo, come e quando vuole.

Matteo, Giorgio, Tommaso, Sofia, Marta e Matilde hanno vissuto momenti drammatici, di sconforto e scoramento. Ognuno, a modo suo, abita una vita disillusa. Una costante sensazione di disallineamento, la fatica di trovare il proprio posto nel mondo.

Tommaso si rifugia nelle droghe per far tacere i demoni che abitano la sua mente.
Marta ha imparato a credere che per lei l’amore significhi solo violenza.
Sofia vuole salvare il mondo, ma si scopre irrimediabilmente persa.
Giorgio e Matilde sognano la bella vita e la famiglia perfetta, e si ritrovano invece genitori ventenni in un paesino di periferia, incastrati in una quotidianità che a volte li spaventa.
Matteo crede che il male fatto e quello subito non gli permettano di vivere, e così resta schiacciato dall’ansia e dai segreti che si porta dentro.

Non è una storia che consola. Non è una storia che dà risposte.
È una storia che mette davanti a una verità scomoda: la giovinezza non è necessariamente il periodo più luminoso della vita. Può essere opaca, spigolosa, persino dolorosa. E proprio per questo autentica.

Eppure, alla fine, una speranza c’è.
Non possiamo — e non dobbiamo — pensare che il male vissuto ci definisca per sempre. Possiamo prenderlo, attraversarlo, capirlo. E poi provare a costruire qualcosa di nuovo.

La cosa che colpisce di più è la voce narrante: sembra trattenere tutto, ma sotto la superficie senti un mondo emotivo enorme. È un romanzo di formazione corale che lavora per sottrazione. Arriva piano, senza mai esplodere davvero, ma tocca le corde giuste.

E ti lascia lì, sul ciglio della strada, a chiederti: che fine hanno fatto i sogni che sognavamo?


Lascia un commento